ARTE ASIATICA E BONSAI:

UN’ASTA IN GIARDINO

Un’esposizione e un’asta da non perdere visto l’incantevole scenario che farà da sfondo alla vendita autunnale di arte asiatica 2020: il Crespi Bonsai Museum di Parabiago, uno dei Grandi Giardini Italiani.

di

Rossella Ariosto

Sarà il Crespi Bonsai Museum di Parabiago a ospitare, domenica 18 ottobre, l’asta autunnale di arte asiatica di Bertolami Fine Art, evento finale di un’esposizione che si concluderà sabato 17.Con i suoi 1.000 metri quadrati di giardini e l’importante collezione di bonsai, la più vasta e completa al di fuori del Giappone, il museo fondato dalla famiglia Crespi è un luogo incantevole, dal 2011 non casualmente inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani. “Lavorare in partnership con Luca e Susanna Crespi, i figli di Luigi, uno dei massimi esperti europei di Bonsai, ci ha permesso di portare a compimento il progetto da tempo inseguito di un’asta di arte asiatica con una sezione dedicata alla squisita arte botanica degli alberi miniaturizzati” – spiega Francesco Morena responsabile del dipartimento di arte asiatica e tribale di Bertolami Fine Art che a quell’arte raffinata dedicherà, sabato 17 ottobre alle 11,00 una conferenza (ingresso su prenotazione).

Non solo bonsai, però,  nel catalogo dell’asta, 470 lotti in tutto, con tanta Cina e Giappone: porcellane, giade, avori, lacche, dipinti e cimeli di arte militare giapponese, quelle perfette armature e armi da taglio che sono uno dei tanti vanti  dell’antica civiltà del Sol Levante.

GLI HIGHLIGHTS DELL’ASTA:

dalla porcellana della sorella di Napoleone a uno dei più importanti bonsai ospitati in Europa, un pino di 250 anni proveniente dalla famosa collezione Daizo Iwasaki

LA COPPA APPARTENUTA A ELISA BACIOCCHI

A rendere unico il pezzo è soprattutto la sua storia. Il primo proprietario documentato è Elisa Baciocchi, volitiva sorella di Napoleone Bonaparte che, tra il 1805 e il 1814, viene posta a reggere le sorti di larga parte del territorio toscano come Principessa di Lucca e Piombino e Granduchessa di Toscana. Dal tesoro di Elisa arriva nelle mani di un alto ufficiale del Regno d’Italia, Francesco Lugrammi, diventando una sorta di reliquia di famiglia, trasmessa per via ereditaria di generazione in generazione sino alla recente decisione di reintrodurre sul mercato il formidabile cimelio.

 

L’arrivo in Europa dell’elegante porcellana cinese è però largamente precedente al periodo napoleonico. Chiunque osservi le caratteristiche tecniche e stilistiche della montatura che la sostiene vede la mano e il gusto di un orafo del tardo Rinascimento. Studi recenti riconducono la fine composizione in argento dorato inciso e cesellato con motivi di frutti, conchiglie, grottesche, maschere leonine e baccanali all’Inghilterra elisabettiana, per la precisione agli anni ’80 del XVI secolo. È questo il periodo in cui Elisabetta I mette a segno uno dei suoi grandi successi di politica economica: l’avvio di formali relazioni diplomatiche e commerciali con l’Impero Ottomano. Nel corso della trattativa capolavoro magistralmente condotta dal mercante William Harborne – il primo ambasciatore inglese in Turchia – molti doni arrivano alla regina da parte del Sultano Murad III e, tra essi, si distinguono le porcellane cinesi, ancora rare in Europa, ma ammassate in gran numero nei depositi dei sovrani ottomani. La coppa posta in vendita da Bertolami Fine Art potrebbe pertanto essere arrivata in Inghilterra dalla Turchia, nel corredo di doni destinati a Elisabetta o, comunque, nell’ambito del fervore di scambi commerciali instauratosi dopo la conclusione del trattato.

 

La decorazione a medaglioni circolari rossi presenti sulla parete esterna della ciotola è tipico di un gruppo di porcellane prodotte a Jingdezhenverso la metà del XVI secolo. Un prodotto molto richiesto e apprezzato all’estero, tant’è che per definirlo viene preferibilmente utilizzato il termine giapponese akadama (decoro a macchie rosse). Porcellane della stessa famiglia compaiono nelle collezioni di arti decorative dei più importanti musei del mondo. Molto vicine a questa che sarà battuta a questa sono ad esempio una coppa del Topkapi Saray Museum  di Instanbul e un’altra, appartenuta a Ferdinando I de’ Medici, conservata a Palazzo Pitti. Tutte sono datate al periodo compreso tra il 1522 e il 1566, gli anni del regno di Jiajing, l’undicesimo imperatore della dinastia Ming.

UN RARO VASO COREANO DEL XIX SECOLO

Grandi dimensioni, decoro in blu di cobalto con ornato di drago, forma maebyeong (base piccola e collo bombato): caratteristiche che, riunite insieme, è raro trovare in un vaso coreano del XIX secolo

UNA ROCCIA TAIHU

Le bellissime rocce taihu prendono il nome da quello del Lago Tai nei pressi di Suzhou. Si caratterizzano per la presenza di fori, risultato dell’erosione da parte dell’acqua nella quale sono state sommerse per lunghissimi periodi.

IL PINO BICENTENARIO

Un esemplare dall’età stimata di 250 anni che proviene dalla collezione di Daizo Iwasaki, uno dei più famosi e importanti collezionisti al mondo. Pino bianco giapponese, specie fra le più apprezzate nelle mostre e nelle collezioni, è per vetustà, dimensioni e vecchiaia uno dei più importanti bonsai ospitati in Europa.

L’AZALEA DEL VIVAIO DI KANUMA

Importante esemplare di Rhododendron indicum che proviene dal famoso vivaio di Kanuma della famiglia Kobayashi. La varietà di azalea Kinsai è una delle più apprezzate al mondo grazie ai suoi fiori sfrangiati dal colore rosso vivo.

MINUSCOLO E POSSENTE

Anche il bonsai di Taxus cuspidatasi segnala per una provenienza prestigiosa, quella del celebrato vivaio Urabe, presso Osaka. Risalta la corteccia scagliosa – priva di sharie jin (seccumi della parte legnosa) nonostante la maturità –  e l’elegante e possente struttura a doppio tronco, sokan, caratteristiche che ne sanciscono l’unicità.

BFA ASTA 82

ARTE ASIATICA E BONSAI

 

18 ottobre 2020

ore 11,00 lotti 1-202

ore 15,00 lotti 203-470

 

Esposizione:

dal 14 al 17 ottobre ore 9,00-12,30 /14,30-19,00