BERTOLAMI FINE ART FASE 2: A PALAZZO CAETANI LOVATELLI SI RIPARTE DALLA MODA

Chiusa la parentesi del lockdown, Bertolami Fine Art riapre al pubblico i saloni di Palazzo Caetani Lovatelli per l’asta di Fashion & Luxury, la prima di una fitta sequenza di vendite all’incanto che si rincorreranno sino alla metà di luglio.

È fissato a venerdì 5 giugno alle 15.00l’appuntamento con l’asta primaverile di Fashion & Luxury di Bertolami Fine Art. “Ovviamente è un’asta un po’ diversa da quelle che l’hanno preceduta – spiega Ilaria De Santis, responsabile del dipartimento – Abbiamo dovuto rinunciare al rito mondano del cocktail di inaugurazione; l’esposizione è in corso, ma ammettiamo i visitatori solo su appuntamento; eliminata, per ovvie ragioni di carattere igienico, anche la ciarliera consuetudine della prova degli abiti; i collezionisti internazionali stanno cercando di arrivare ma forse dovremo accontentarci di sentire le loro voci al telefono, insomma, tanti piccoli disagi che a malincuore imponiamo alla nostra clientela. Eppure le nuove regole sul distanziamento sociale non stanno scoraggiando il pubblico, direi anzi che l’interesse registrato dall’asta è commovente: la gente prova a ricominciare e si ricomincia anche così, da un acquisto che è un omaggio alla formidabile stagione della moda del ‘900.”

 

Una stagione che l’asta di Bertolami Fine Art racconta anche facendo affiorare accanto ai nomi più noti quelli di personalità di storica importanza oggi ricordate solo da collezionisti e studiosi.

GLI HIGHLIGHTS DELL’ASTA:
DA BATTILOCCHI A WALTER ALBINI

Antiche sartorie, i grandi couturier dell’alta moda, gli stilisti e le aziende che hanno espresso il loro talento nell’esaltante ascesa del prêt à porter: come sempre accade nelle aste di fashion di Bertolami Fine Art, i lotti posti all’incanto sono il frutto di una ricerca volta a restituire la corposa complessità della moda del ‘900 come fenomeno culturale, economico e di costume. Tra i tanti nomi in catalogo abbiamo scelto di segnalarne cinque che ben sintetizzano l’evoluzione della moda italiana dagli anni ’30 agli anni ’80: un percorso che parte dall’atelier di una regina della vecchia guardia come Aurora Battilocchi– già famosa negli anni ’20/’30, quando a indossare le sue creazioni erano le signore di Casa Savoia e del patriziato romano – e, passando da star dell’alta moda italiana post war come Fernanda Gattinoni, Simonetta e Sorelle Fontana, arriva a Walter Albini, geniale protagonista dell’esplosiva vicenda del ready to wear made in Italy colta nel suo momento nascente.

(L’intero catalogo è pubblicato suwww.bertolamifineart.com).

AURORA BATTILOCCHI: LA VECCHIA GUARDIA CHE SI ISPIRA PARIGI 

Un poker d’assi per la sera: quattro abiti usciti tra il 1955 e il 1961 dall’atelier Battilocchi di Via Sistina 67, una delle più antiche sartorie della capitale. Aurora Battilocchi, la fondatrice, veste dagli anni ’20 le signore di Casa Savoia, dell’aristocrazia e della migliore borghesia romana. In quegli anni la moda parigina è ritenuta in tutto il mondo imprescindibile modello di riferimento dell’attività sartoriale. I sarti italiani, eredi di una tradizione artigianale di altissimo livello, copiano i colleghi francesi con ineccepibile perfezione, concedendo però poco spazio all’invenzione di uno stile personale. La sartoria Battilocchi non fa eccezione alla regola, lavorando esclusivamente su disegni elaborati dai migliori atelier di Parigi. Nel dopoguerra, gli anni formidabili dell’invenzione dell’alta moda italiana, la severa maestra delle Sorelle Fontana e di Maria Antonelli non si discosterà dalla linea di devozione allo stile francese, guardando soprattutto al new look di Christian Dior. Non casualmente, due dei quattro modelli posti all’incanto da Bertolami Fine Art sono copie di due famosi modelli di metà anni ’50 della maison di Avenue Montaigne: “Fete au village”e “Delphine”.

Battilocchi, 1961
Abito da sera in in tulle bianco con ricami in raffia, cordoncino dorato e strass. Scatola originale 

Lotto 44
Stima € 350/500
Base d’asta € 350

STORIA DELL’ATELIER GATTINONI IN TREDICI MODELLI

Tredici modelli di Gattinoni dagli anni ’50 ai primi del 2000, praticamente la storia dell’atelier. Alcuni sono creazioni originali di Fernanda Gattinoni, la fondatrice, altri firmati dal figlio Raniero, prematuramente scomparso nel 1993, chiude la sequenza un lungo cappotto in montone della collezione invernale 2004/2005, firmata da Guillermo Mariotto, attuale direttore creativo della maison.

Rimarchevoli alcune creazioni anni ’50, gli anni della Hollywood sul Tevere e quelli del grande amore scoppiato tra Madame Fernandae il cinema. Sono suoi, e le valgono addirittura una nomination all’Oscar, i costumi di scena indossati da Audrey Hepburn nel film Guerra e Pace(1956); ascrivibile al suo leggendario talento anche uno degli abiti-icona della storia del costume cinematografico: l’indimenticabile abito bustier nero che fascia Anita Ekberg nella scena clou della Dolce vita, quella del bagno nella Fontana di Trevi. A far sognare è, però, soprattutto la sequenza delle clienti che varcano la soglia dell’atelier di Via Marche 72, strategicamente contigua alla sede dell’Ambasciata USA: movie star come Lucia Bosè, Kim Novak, Anna Magnani, Gina Lollobrigida, Barbara Stanwyck, Lana Turner, Ava Gardner, l’amata Ingrid Bergman, Audrey Hepburn e Liz Taylor, e protagoniste del jet set internazionale e donne di potere come Jacquie Kennedy, l’Ambasciatrice degli Stati Uniti in Italia Claire Boothe Luce, Golda Meir ed Evita Peron. Indimenticabile, nel 1961, lo scandalo suscitato dalla principessa Margaret in Gattinoni a Buckingam Palace in aperta violazione della regola che vietava ai membri della corte di indossare abiti di stilisti stranieri.

Fernanda Gattinoni, 1950’
Completo in pizzo blu abito e bolero

Lotto 27
Stima € 200/400
Base d’asta € 180

Fernanda Gattinoni, metà anni 50’
Completo in cotone piqué abito e bolero.

Lotto 30
Stima € 200/400
Base d’asta € 200

MODA E NOBILTÀ: SIMONETTA (COLONNA DI CESARÒ)

La nascita dell’alta moda italiana deve molto al contributo dei membri dell’aristocrazia. La storia è nota: al termine del secondo conflitto mondiale anche i membri delle nobili casate italiane si trovano nella condizione, comune a tutti gli italiani, di doversi rimboccare le maniche. Per le signore che prima della guerra aveva affinato il gusto vestendosi nelle migliori sartorie del tempo la moda appare uno sbocco professionale inevitabile. Una strada seguita anche dalla bellissima Simonetta Colonna di Cesarò, che apre nel 1946 il suo primo atelier firmando le sue creazioni col nome da sposata, Simonetta Visconti. In seguito sarà per tutti semplicemente Simonetta, una delle couturier italiane più richieste all’estero. In realtà l’affascinante nobildonna non sa disegnare (compito che affida a professionisti pagati a cottimo) ma si rivela un’abile businesswoman, capace di conquistare con ineguagliabile charme i potenti buyers dei grandi centri commerciali americani e i giornalisti che, da oltre oceano, arrivano in avanscoperta in Italia per raccontare alla ricca borghesia USA la seduzione degli abiti confezionati in atelier governati da vere aristocratiche.

Simonetta, 1955
Abito da cocktail in straordinario tessuto di seta color avorio impreziosito da applicazioni floreali. Allacciatura frontale a corsetto

Lotto 31
Stima € 200/400
Base d’asta € 200

SPACE AGE LOOK MADE IN ITALY: IL FUTURIBILE LITTLE BLACK DRESS DELLE SORELLE FONTANA

Anni ’60: tutti stregati dalla luna. Anche le Sorelle Fontana che, alla fine del decennio, sulla scia di Courreges, Cardin e Paco Rabanne, si convertono allo space age look. L’approccio delle tre geniali sorelle di Traversetolo allo stile geometrico e metallurgico dell’era spaziale non delude. Prova ne sia il delizioso tubino nero con inserti di alluminio che è uno degli highlight  dell’asta

Sorelle Fontana, fine anni ‘60
Abito Space age in crepe nero e decorazioni di alluminio.
Lotto 66
Stima € 500/1.000
Base d’asta € 390

WALTER ALBINI, IL PRIMO STILISTA

Walter Albini(1941 – 1983) è stato uno dei principali promotori del pret-à-porter italiano. Nel corso degli anni ’60 diventa il disegnatore più richiesto dalle principali aziende della moda pronta italiana e da marchi internazionali come Cole of California. Il termine stilista viene coniato dalla giornalista Anna Piaggi per poter definire lui, il disegnatore più famoso e conteso, che arriva a seguire cinque marchi d’industria diversificati per tipologie di prodotto coordinando il suo intervento in un progetto stilisticamente unitario e riconoscibile. Sono di Albini alcune delle idee più forti dei primi anni ’70, a partire dalla formula unimax, la moda che propone uniformità di taglio e colore tra linee maschili e femminili. Nel 1973 interrompe la sua collaborazione con le case di moda per presentare a Londra una linea uomo-donna che porta il suo nome, nello stesso anno apre uno showroom a Milano, in via Pietro Cossa. Geniale fautore di un’idea di look totale, disegna nella stessa cifra stilistica delle sue collezioni di moda tessuti e oggetti d’arredo. Il nuovo astro italiano muore a soli quarantadue anni, regalando alle nuove generazioni della moda un lascito di idee e stile ancora non totalmente approfondito.

 

Rossella Ariosto

Walter Albini, per Sportmax – Collezione P/E 1972
Collezione Le Marinarette
Camicia in seta con stampa di bandiere su fondo rigato
Lotto 84
Stima € 200/400
Base d’asta € 170

Battilocchi, 1955
Abito da cocktail in cotone bianco avorio ricamato a motivi floreali (copia del modello “Fête au village” di Christian Dior)
Lotto 32
Stima € 200/400
Base d’asta € 150

Battilocchi, 1956
Abito da cocktail in faille verde (copia del modello “Delphine” di Christian Dior)
Lotto 33
Stima € 200/400
Base d’asta € 140

Battilocchi, 1950’
Abito nero da cocktail in faille e velluto
Lotto 34
Stima € 200/400
Base d’asta € 140

 

BFA ASTA 76

SEZIONE

FASHION & LUXURY

 

5 giugno 2020

ore 15,00

 

Palazzo Caetani Lovatelli

Piazza Lovatelli, 1 – Roma

 

Info:

Tel. +39 06 32609795 – 06 3218464

e-mail: info@bertolamifinearts.com

www.bertolamifinearts.com