L’ASTA 73 DI ARCHEOLOGIA: REPERTI DA ANTICHE COLLEZIONI ITALIANE

Nell’asta di archeologia 73:

– la collezione Pietro Fedele riemersa dopo avventurose vicende di guerra

– una scelta selezione di reperti da collezioni italiane dell’800 e dei primi del ‘900

– un’interessante sezione di marmi romani (scultura ed epigrafi)

– un’appendice di fotografia antica a tema archeologico

Nell’asta autunnale di archeologia di Bertolami Fine Art riemerge la figura di Pietro Fedele (1873-1943) illustre medievalista, accademico dei Lincei, direttore, dal 1935 alla morte, dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e, negli anni Trenta, del Grande Dizionario Enciclopedico UTET. In virtù dei suoi stretti rapporti con la Chiesa cattolica e della solida amicizia che lo legava a Papa Pio XI, Benito Mussolini lo pose, nel 1925, come successore di Alessandro Casati (il ministro che si era dimesso per protesta all’indomani dell’omicidio Matteotti), alla guida del Ministero della Pubblica Istruzione. Appassionato di archeologia, durante i tre anni del suo mandato ordinò la ripresa degli scavi archeologici di Ercolano e Pompei e il recupero delle navi romane affondate nel lago di Nemi. La sua importante collezione privata trovò invece alloggio in un’antica torre costiera fatta appositamente restaurare: la Torre di Pandolfo Capodiferro presso Minturno. Confiscata dai nazisti nel 1943, la collezione abbandonò l’Italia. Nell’asta di Bertolami Fine Art vengono posti all’incanto i pezzi restituiti alla famiglia dallo stato tedesco negli anni immediatamente successivi alla razzia. Pezzi il cui valore collezionistico è accresciuto proprio dalla pertinenza a una collezione di storica rilevanza.

ECCEZIONALE LEKYTHOS ARIBALLICA
Magna Grecia, IV secolo a.C.; h 19 cm
Lotto 134
€ 350/1.000

Tra i reperti della Collezione Fedele, si segnala una Lekythos Ariballica apulo greca del IV secolo a.C., esemplare del tutto unico di ceramica dipinta a vernice nera. La commovente particolarità dell’antico vaso è rappresentata dal suo artefice, un bambino, che, dipingendo su una base realizzata da un ceramista esperto, realizza una decorazione molto vicina alla pittura astratta di primo Novecento.

LA SEZIONE DEI MARMI ROMANI

Da alcuni anni le tendenze del mercato collezionistico di archeologia premiano i marmi classici, ricercatissimi, sia che si tratti di antiche epigrafi, sia che si tratti di sculture.

RITRATTO DELL’IMPERATORE OTTAVIANO AUGUSTO
27 a.C. – 14 d.C.
27 cm, base 38 cm
Lotto 66
€ 20.000/40.000

Tra le peculiarità della statuaria romana che maggiormente attraggono i collezionisti di tutto il mondo vi è indiscutibilmente l’attitudine alla realistica rappresentazione dei tratti fisiognomici degli uomini illustri. Il nostro eterno desiderio di dare un volto ai padri fondatori delle grandi civiltà viene soddisfatto dal virtuosismo della ritrattistica romana.

Com’era il volto del grande Ottaviano giovinetto? Come acconciava i capelli? La risposta è nel bellissimo ritratto giovanile del futuro padre della Roma imperiale. La scultura proviene dalla Collezione Giacomo Astolfo Motta di Livenza, una importante raccolta di fine ‘800.

RITRATTO DELL’IMPERATORE SEVERO ALESSANDRO
226 – 235 d.C.
alt. 26 cm; alt. (con base) 44 cm
Lotto 67
€ 36.000/80.000

Luci accese anche sulla splendida testa marmorea incontrovertibilmente raffigurante Severo Alessandro, l’ultimo esponente della dinastia dei Severi, qui colto nel tratto finale della sua breve vita. È infatti solo a partire dal 226 d.C. che l’imperatore – assunto al trono nel 222, a soli tredici anni – viene rappresentato con una corta barba, una novità nella sua iconografia introdotta per segnalare l’inizio dell’età matura. Il giovane padrone dell’Impero ha qui tra i diciotto e i 26 anni e si sta avviando verso il destino comune a tutti gli esponenti della sua famiglia investiti del potere imperiale: come Geta, Caracalla ed Eliogabalo, Alessandro morirà ucciso dai suoi, da quei legionari che solo pochi anni prima lo avevano acclamato domino di Roma.

SARCOFAGO DEL BUON PASTORE
III secolo d.C.
lungh. 1,87 m; h 39 cm; prof. 59,5 cm
Lotto 74
€ 18.000/30.000

SARCOFAGO CON THIASOS DI EROTI
Inizi del IV secolo d.C.
h 29,5 cm; lungh. 1,22 cm
Lotto 75
€ 8.000/15.000

Appartengono agli arredi originari della romana Villa Blanc, gioiello dell’eclettismo di fine ‘800 progettato nel 1896 da Giacomo Boni, i due sarcofagi contrassegnati in catalogo dai numeri di lotto 74 e 75. Architetto e archeologo, talento originalissimo e al contempo emblematico del clima culturale del suo tempo, Boni li selezionò per il suo facoltoso committente, il barone Blanc, ministro degli esteri di due governi Crispi.

Il Sarcofago del Buon Pastore (lotto 74) presenta, all’interno di un clipeo centrale circondato da una complessa decorazione fitomorfa, il celebre motivo iconografico del Buon Pastore, assai diffuso nell’arte romana e adottato dalla simbologia cristiana come rappresentazione del Cristo.

É un corteo di Eroti in forma di fanciulli alati il soggetto del secondo sarcofago (lotto 75), datato agli inizi del IV secolo. I putti circondano il clipeo raffigurante il ritratto del defunto, un fanciullo. L’iconografia scelta per accompagnarne il lungo viaggio oltre la sua breve vita terrena è quella dei Misteri Dionisiaci, caratterizzata dal continuo rimando all’alternanza tra vita e morte.

REPERTI ETRUSCHI

 Nella scelta selezione di reperti etruschi, sempre presenti nelle aste BFA, si segnalano per squisita fattura alcuni oggetti di uso comune. È il caso di uno specchio decorato a incisione e caratterizzato da una splendida patina verde. La scena raffigurata al centro di una fitta trama di palmette e fiori di loto rappresenta un guerriero in elmo frigio che trascina un prigioniero nudo, probabilmente un episodio della saga degli Argonauti.

SPECCHIO ETRUSCO IN BRONZO CON SCENA MITOLOGICA
IV – III secolo a.C.
diam. 16,5 cm
Lotto 86
€ 400/1.500

FOTOGRAFIA PIONIERISTICA A TEMA ARCHEOLOGICO

Chiude il catalogo una piccola appendice di fotografie antiche a soggetto archeologico, con scatti anche d’autore. Quelli, ad esempio, del piacentino Francesco Sidoli, innovativo fotografo della seconda metà dell’800 che, dopo aver aperto una succursale a Roma, seppe sfidare i famosi nomi della fotografia capitolina.

VALLE DEL COLOSSEO CON LA META SUDANS
Francesco Sidoli, 1866 e 1874
Lastra cm 24×18 su cartonato cm 37×30

Stampa all’albumina realizzata per contatto diretto. Punzone dell’autore sul cartonato al fronte. 
Lotto 305
€ 300/1.500

Nella foto, eseguita a ridosso della Sacra Via, il Colosseo, l’arco di Costantino, il podio del tempio di Venere e Roma e la Meta Sudans, fontana monumentale tronco-conica oggi scomparsa.

Di Rossella Ariosto

(Articolo pubblicato su ArtsLife il 9 dicembre 2019)